da Eleonora | Set 4, 2026 | Arredamento d'Interni
A marzo 2026 il Consorzio Albeisa è tornato a rivolgersi a noi con una nuova esigenza: evolvere gli spazi della sede di Alba per dare ancora maggiore centralità all’esposizione delle sue iconiche bottiglie. Dopo il primo intervento, questo nuovo progetto di progettazione e realizzazione di arredi su misura nasce senza intermediari, attraverso un confronto diretto con il cliente. Un vero progetto a quattro mani, costruito sulla conoscenza dello spazio, sulla fiducia reciproca e sulla capacità di intervenire su un ambiente esistente senza alterarne l’identità.
L’obiettivo era chiaro: aumentare la superficie espositiva dedicata al vino sostituendo l’area precedentemente destinata al merchandising con nuove soluzioni espositive, distribuite tra piano terra e piano interrato.
Il risultato è un intervento in cui ogni elemento è stato progettato per dialogare con l’architettura e con gli arredi già presenti mantenendo continuità nei materiali, nei colori e nei dettagli costruttivi.
Progettazione su misura: ogni centimetro diventa spazio espositivo
Il piano terra è stato ripensato attraverso un intervento puntuale sul layout esistente con l’obiettivo di sfruttare al massimo ogni centimetro disponibile.
Sono state progettate e realizzate tre nuove scaffalature su misura caratterizzate dalla stessa altezza, calibrata sulle dimensioni delle bottiglie, ma da lunghezze differenti per adattarsi perfettamente alle basi già presenti. Due moduli poggiano sulle strutture copri-ventilconvettori, mentre il terzo si integra con un volume contenitore a tre ante.
Dietro una soluzione apparentemente semplice si nasconde un importante lavoro tecnico. Le basi esistenti sono state smontate e rinforzate internamente con listelli di legno così da poter sostenere in sicurezza il peso delle bottiglie e garantire la solidità dell’intero sistema.
Ferramenta invisibile e dettagli tecnici
Uno degli aspetti distintivi del progetto è la ricerca di una ferramenta il più possibile invisibile. Per evitare i tradizionali reggipiani a vista, le mensole sono state lavorate con uno scasso interno che permette loro di incastrarsi direttamente sui listelli strutturali interni. Anche la scelta della schiena delle scaffalature nasce da una necessità tecnica. Sebbene il progetto iniziale non la prevedesse, le esigenze di carico hanno reso necessario introdurla.
Per ridurne l’impatto visivo, è stato utilizzato MDF laccato nello stesso colore della parete con una finitura particolarmente opaca ottenuta attraverso una specifica lavorazione a rullino. Il risultato riproduce una texture simile a quella del muro e permette alla struttura di integrarsi visivamente nell’ambiente.
Ogni scaffalatura è inoltre suddivisa da un fianco centrale composto da quattro elementi leggermente arretrati rispetto al filo frontale. Una scelta apparentemente minima ma studiata per rendere il divisore quasi invisibile una volta completata l’esposizione delle bottiglie.
Una grande struttura in ferro tra design industriale e funzionalità
Il nuovo elemento protagonista del piano terra è una grande struttura espositiva in ferro a quattro piani sviluppata riprendendo il linguaggio della struttura già presente attorno al pilastro della zona degustazione. Realizzata con il nostro fabbro di fiducia, la struttura combina una forte componente materica e industriale con una precisa funzione espositiva e organizzativa. Due file di portabicchieri, composte da 12 guide ciascuna, permettono di ospitare complessivamente 48 bicchieri. La soluzione svolge contemporaneamente due funzioni: nasconde alla vista la zona dedicata al lavaggio dei bicchieri e valorizza il fronte rivolto al cliente.
Sul retro, una schiena metallica continua permette inoltre di inserire una fila di bottiglie lungo tutta la lunghezza dei piani trasformando la struttura in un vero e proprio elemento espositivo. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla lavorazione del ferro. Per mantenere la continuità con la struttura preesistente è stato riproposto l’effetto della saldatura molata e discata: i giunti vengono spianati e levigati eliminando il cordone di saldatura in rilievo ma mantenendo visibili i segni della lavorazione meccanica.
Il risultato conserva così quel carattere industriale, autentico e materico ricercato dal cliente.
Stabilità e integrazione nell’architettura
La struttura, caratterizzata da una base particolarmente stretta e da un peso importante, è stata inoltre ancorata a soffitto. Il sistema di fissaggio è stato integrato attraverso un radicamento in legno successivamente mascherato da una veletta in nobilitato nero progettata per annullare lo stacco cromatico e mantenere pulita la percezione dell’insieme.
Ancora una volta, un elemento tecnico diventa parte integrante del progetto di arredo.
Un armadio angolare progettato al centimetro
A completare il piano terra è stato inserito un armadio a giorno angolare su misura progettato per sfruttare una porzione di spazio particolarmente complessa. La vicinanza con un tavolo dedicato alla degustazione rendeva infatti necessario trovare un equilibrio tra massima capacità espositiva e fluidità dei percorsi. La soluzione è stata quella di smussare gli angoli frontali della struttura eliminando spigoli eccessivamente netti e rendendo l’elemento più naturale all’interno dello spazio.
Il risultato è un mobile su misura dotato di cinque ampi ripiani interamente dedicati all’esposizione delle bottiglie.
Il piano interrato: nuove geometrie per valorizzare il vino
Anche il piano interrato, destinato ai tasting più tecnici, è stato oggetto di un importante intervento di ottimizzazione degli spazi e degli arredi esistenti. Sotto l’ampia finestra è stato inserito un modulo contenitore a tre ante caratterizzato da un frontale in nobilitato tortora e da una cornice realizzata in tristrato di abete vecchio.
La scelta materica permette di creare continuità con l’armadio multifunzione già presente sulla parete adiacente.
L’intervento ha inoltre previsto il ribaltamento tecnico dell’ultimo modulo dell’armadio esistente insieme alla relativa nicchia con ripiani. Questa modifica ha permesso di creare una nuova composizione caratterizzata da una nicchia libera pensata per accogliere un quadro raffigurante l’iconica bottiglia Albeisa.
La nicchia è stata ulteriormente valorizzata attraverso una strip LED inserita nella parte superiore per creare un gioco di luci e ombre e dare maggiore profondità all’elemento.
Già in fase di progettazione, l’ufficio tecnico aveva predisposto nella struttura gli appositi scassi per il passaggio dei cavi permettendo di integrare l’impianto illuminotecnico senza compromettere la pulizia estetica dell’arredo.
Recuperare, adattare, integrare: la continuità con l’esistente
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è stato il lavoro di integrazione tra vecchio e nuovo. Nello spazio tra la precedente armadiatura e il nuovo intervento, i due blocchi sono stati collegati attraverso una mensola recuperata dal piano superiore e una seconda mensola realizzata ex novo, entrambe in tristrato di abete vecchio. Le due superfici sono state posizionate all’altezza necessaria per diventare pratici piani d’appoggio ed esposizione durante i momenti di degustazione.
È proprio in questi interventi apparentemente piccoli che emerge la natura dell’arredo su misura: non aggiungere semplicemente nuovi mobili ma progettare soluzioni capaci di adattarsi a ciò che esiste già.
Materiali, colori e finiture: progettare la continuità
La componente materica e cromatica ha avuto un ruolo fondamentale nella progettazione. Per mantenere la continuità con il primo intervento è stata riproposta la stessa tipologia di invecchiamento del legno così da rendere indistinguibili, alla percezione, elementi realizzati in momenti differenti. Le nuove scaffalature sono state realizzate in MDF laccato tortora, mentre le mensole in tristrato di abete vecchio introducono una componente più calda e materica.
Il progetto dimostra così come materiali, finiture e dettagli costruttivi possano diventare strumenti fondamentali per mantenere coerente l’identità di uno spazio anche quando le sue esigenze cambiano nel tempo.
Dalla progettazione alla realizzazione: un progetto costruito insieme
Il secondo intervento per il Consorzio Albeisa rappresenta la naturale evoluzione di un percorso iniziato tempo fa.
Non una semplice fornitura di arredi, ma un progetto di progettazione e realizzazione su misura sviluppato partendo dalle esigenze concrete del cliente e dalla conoscenza approfondita dello spazio. Dalle scaffalature alle strutture in ferro, dai rinforzi interni alla ferramenta invisibile, fino alla gestione delle finiture e dell’illuminazione, ogni elemento è stato studiato per raggiungere un obiettivo preciso: valorizzare il vino e, allo stesso tempo, preservare l’identità dell’ambiente.
È questa la nostra idea di progettazione su misura: mettere insieme design, competenza tecnica, produzione e attenzione al dettaglio per trasformare esigenze specifiche in soluzioni concrete, funzionali e coerenti con l’architettura.
Un ringraziamento speciale al Consorzio Albeisa per aver rinnovato la propria fiducia e alla nostra progettista Silvia Marassi, per aver integrato con precisione i nuovi moduli e le strutture in ferro all’interno di un layout fluido e accogliente. Grazie anche a tutti i nostri collaboratori e fornitori locali che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.
Perché uno spazio dedicato al vino non racconta soltanto un prodotto: racconta cultura, territorio, convivialità e identità.
da Eleonora | Ago 31, 2026 | Eventi e Allestimenti Fieristici
Scheda progetto
Come trasformare un progetto esistente in uno stand fieristico complesso, funzionale e pronto per il montaggio? Per Baumer, in occasione di SPS Italia 2026 a Parma, Saglietti Group ha curato l’ingegnerizzazione e la realizzazione di uno stand di circa 90 mq sviluppando tecnicamente il progetto e coordinandone ogni fase costruttiva.
Il risultato è uno spazio espositivo pensato per il settore dell’automazione industriale dove strutture, materiali, illuminazione e dettagli tecnici sono stati integrati in un unico sistema.
Dalla progettazione all’ingegnerizzazione dello stand
Il progetto dello stand fieristico Baumer nasce da un disegno tecnico preesistente sviluppato a partire dalle precedenti edizioni fieristiche. Il lavoro di Saglietti Group si è quindi concentrato sulla sua reingegnerizzazione trasformando il progetto in una soluzione concretamente realizzabile e verificando ogni elemento dal punto di vista costruttivo e funzionale.
Un passaggio fondamentale è stato il confronto diretto con il cliente. Durante lo sviluppo, Baumer ha effettuato verifiche presso la nostra sede testando direttamente la resistenza strutturale degli elementi destinati a sostenere i macchinari esposti.
Questo approccio ha permesso di affrontare in anticipo le principali complessità del progetto e di arrivare alla fase di allestimento con soluzioni già definite.
Tre postazioni tecniche progettate per sostenere i macchinari
Il cuore dello stand è costituito da tre postazioni tecniche, ciascuna composta da quattro cabinet con ante dotate di serratura. La struttura è stata studiata per ottenere un particolare equilibrio tra presenza visiva e solidità. I cabinet poggiano infatti su una base arretrata e di dimensioni inferiori rispetto al volume complessivo creando un effetto di sospensione. Dietro questa leggerezza visiva c’è un preciso lavoro di progettazione strutturale, necessario per garantire stabilità e portata adeguate alle esigenze espositive. Al di sopra dei cabinet è stato inserito un cassone in nobilitato bianco sviluppato con tolleranze precise per garantire un incastro corretto con la composizione sottostante. Il cassone inoltre, oltre a completare la struttura, costituisce il piano di appoggio per quattro pannelli in opalino forniti direttamente dal cliente.
Integrare la tecnica senza compromettere l’estetica
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la necessità di integrare elementi tecnici all’interno di una composizione dal linguaggio essenziale. Nel cassone sono stati infatti integrati anche gli impianti idrici progettando gli spazi e le tolleranze necessarie per inserirli nella struttura senza alterarne l’aspetto finale. È proprio in questi dettagli che l’ingegnerizzazione assume un ruolo centrale: non si tratta soltanto di realizzare ciò che è stato disegnato ma di trovare il modo più efficace per far convivere struttura, impianti, materiali e funzionalità.
Reception e catering: continuità progettuale
Lo stesso linguaggio delle postazioni tecniche è stato ripreso nei due banconi funzionali dello stand: reception e catering. Entrambi presentano un basamento arretrato e un fronte leggermente rientrato, mantenendo una continuità formale con le strutture principali.
Per il bancone catering è stata inoltre realizzata una bancalina superiore laccata secondo il codice colore fornito da Baumer, contribuendo a rafforzare la coerenza cromatica e l’identità visiva dello spazio. Le superfici dello stand sono state completate con teli grafici fissati tramite sistema Clipso e con pareti retroilluminate realizzate attraverso teli grafici backlight. La gestione della luce diventa così parte integrante dell’allestimento creando superfici luminose capaci di valorizzare la comunicazione del brand e gli elementi esposti.
Controsoffitti e illuminazione: progettare anche ciò che sta sopra lo stand
Anche i controsoffitti sono stati sviluppati con particolare attenzione combinando esigenze estetiche e necessità impiantistiche. Il progetto comprende controsoffitti a ponte che collegano l’area tecnica con il magazzino e una struttura a cassonetto posizionata sopra l’area catering, all’interno della quale sono stati integrati i corpi illuminanti. Anche questi elementi sono stati concepiti secondo una logica modulare così da facilitare le operazioni di trasporto e montaggio all’interno del contesto fieristico.
Un metodo di lavoro che parte dall’ingegnerizzazione
Lo stand Baumer per SPS Italia 2026 rappresenta un esempio concreto di come un progetto fieristico complesso possa essere trasformato in una soluzione realizzabile attraverso un processo di ingegnerizzazione attento e coordinato. Dalla verifica delle strutture all’integrazione degli impianti, dalla scelta e gestione dei materiali alla progettazione dei controsoffitti fino alla modularità necessaria per trasporto e montaggio: ogni fase è stata affrontata considerando non solo ciò che lo stand doveva essere, ma anche come sarebbe stato costruito e installato.
È questo il valore dell’ingegnerizzazione applicata agli allestimenti fieristici: trasformare un progetto in un sistema concreto, verificato e pronto per entrare in cantiere.
da Eleonora | Ago 25, 2026 | Musei e spazi espositivi
A 1.370 metri di altitudine, nel cuore della Valle Gesso, il nuovo Centro di Visita del Parco Naturale delle Alpi Marittime a Terme di Valdieri racconta il territorio attraverso un allestimento che unisce architettura, design espositivo e divulgazione. Riaperto ufficialmente il 29 maggio 2026, il Centro si sviluppa su due sale per una superficie complessiva di 110 mq ed è pensato come punto di riferimento per escursionisti e visitatori interessati a conoscere il patrimonio naturale, geologico e storico delle Alpi Marittime.
Per Saglietti Group, il progetto ha rappresentato una nuova occasione per confrontarsi con la progettazione di spazi espositivi, museali e informativi traducendo il concept architettonico in strutture su misura capaci di integrarsi con l’identità del luogo e con le esigenze della comunicazione museale.
Un progetto sviluppato insieme ad architetti e progettisti
L’intervento è stato realizzato per l’Ente Aree Protette delle Alpi Marittime, con cui avevamo già collaborato per l’allestimento dell’Infopoint del Comune di Vernante, inaugurato nel giugno 2025. Anche in questo caso abbiamo lavorato in stretta sinergia con i progettisti Sara Ambrosoli e Paolo Cavallo dello studio PinetS, autori del concept di base. Il nostro ruolo è stato quello di trasformare la loro visione progettuale in elementi espositivi concreti, funzionali e su misura occupandoci dello sviluppo tecnico, della produzione e delle fasi di montaggio.
Progettare a 1.370 metri: quando la logistica diventa parte del progetto
Lavorare in alta quota significa confrontarsi con condizioni molto diverse rispetto a un normale allestimento indoor. La progettazione è iniziata a ottobre 2025, mentre la produzione e il montaggio delle strutture principali sono stati completati in una settimana di intenso lavoro nel mese di novembre. Il Centro, utilizzato prevalentemente durante la stagione estiva e privo di riscaldamento, non permetteva però di completare immediatamente tutte le lavorazioni grafiche. La soluzione è stata quindi progettare il lavoro in due fasi organizzando produzione, trasporto e applicazione delle grafiche in funzione della riapertura della viabilità e delle condizioni climatiche.
In particolare, l’applicazione degli elementi grafici richiedeva temperature adeguate per garantire la corretta reazione e adesione dei collanti. Per questo motivo le ultime lavorazioni sono state completate a fine maggio, prima dell’inaugurazione.
Due portali espositivi come fulcro dell’allestimento
Il cuore del progetto è rappresentato da due grandi portali bifacciali, entrambi delle dimensioni di 3 x 3 metri, inseriti sotto le capriate del locale. La loro scala e la posizione centrale li rendono immediatamente riconoscibili all’interno delle due sale trasformandoli in vere architetture espositive attorno alle quali si sviluppa il percorso di visita.
Il primo modulo è stato progettato come una grande griglia espositiva, caratterizzata da un ritmo dinamico di quadrotte. Su queste superfici trovano spazio testi, fotografie e contenuti dedicati alla natura e alla storia del territorio: dai laghi alpini ai rilievi rocciosi, dalla flora d’alta quota alla fauna locale, con immagini dedicate anche al camoscio e all’ermellino.
Il percorso alterna fotografie naturalistiche contemporanee a immagini storiche in bianco e nero o virate seppia, dedicate ai pionieri dell’alpinismo, ai rifugi, agli alberi secolari e alle antiche Terme Reali. Dal punto di vista costruttivo, la pulizia formale dell’elemento è stata ottenuta attraverso una sottostruttura appositamente ingegnerizzata, capace di nascondere completamente il sistema di fissaggio. Dall’esterno non è visibile alcuna vite mantenendo l’architettura del portale essenziale e ordinata.
Il secondo portale mantiene le stesse dimensioni del primo ma presenta una soluzione strutturale differente. Le due colonne laterali vengono eliminate e la stabilità dell’intera struttura è affidata a un importante basamento in legno.
La sua superficie superiore è infatti utilizzata come piano per presentare una selezione delle rocce caratteristiche della zona, ciascuna accompagnata da informazioni e approfondimenti geologici. Sopra il basamento, sottili bacchette in ferro sostengono grandi immagini panoramiche e schede dedicate alla Valle Gesso e alla sua conformazione paesaggistica.
Il percorso prosegue anche sul retro del portale dove fotografie di grande formato e testi approfondiscono il profilo delle montagne circostanti.
L’allestimento a parete: pannelli e colonnine didattiche
Il progetto non si limita alle strutture centrali. Lungo il perimetro delle due sale sono stati progettati e installati diversi sistemi espositivi a parete, destinati alla divulgazione scientifica e territoriale. Le strutture, ancorate direttamente alle pareti, si sviluppano da terra attraverso colonnine verticali e pannelli espositivi, completati da grandi titoli in legno. Le colonnine dedicate alla fauna combinano immagini sagomate, schede descrittive e grafiche coordinate. Lo stesso linguaggio viene utilizzato per raccontare la flora d’alta quota e le specie endemiche. Altri pannelli sono dedicati ai boschi della vallata, ai faggi e alle latifoglie, mentre il percorso si conclude con una grande mappa escursionistica del Parco, affiancata dalle informazioni sui regolamenti e sulle buone pratiche da seguire durante le escursioni.
Il risultato è un sistema espositivo capace di accompagnare il visitatore attraverso contenuti differenti senza perdere l’unità dell’allestimento.
175 grafiche e una produzione organizzata in due fasi
Uno degli aspetti più complessi del progetto è stata la gestione delle 175 grafiche complessive. Per affrontare le condizioni climatiche del sito, abbiamo suddiviso il lavoro in due momenti. Una prima parte dei pannelli è stata completata già nel mese di novembre presso il nostro fornitore di fiducia. I moduli sono quindi arrivati in quota con le grafiche già applicate, pronti per essere installati.
Per gli elementi restanti, invece, abbiamo proceduto con il montaggio dei pannelli direttamente in cantiere e con la preparazione delle superfici, stuccando accuratamente i punti di fissaggio. Le grafiche mancanti sono state applicate successivamente dal nostro fornitore, tornato in quota a fine primavera, quando le condizioni di temperatura erano finalmente compatibili con le esigenze tecniche dei materiali.
Dal concept alla realizzazione: il valore della progettazione su misura
Il Centro Visita di Terme di Valdieri mostra quanto un progetto di allestimento museale e divulgativo richieda un approccio multidisciplinare. Architettura, design, produzione, grafica e installazione devono dialogare fin dalle prime fasi per trasformare un concept in uno spazio realmente fruibile. In questo progetto, ogni elemento è stato sviluppato considerando non solo l’estetica ma anche funzionalità, resistenza, modalità di trasporto, sistemi di fissaggio e condizioni del luogo. È proprio nella capacità di affrontare queste complessità che la progettazione di uno spazio espositivo trova la sua dimensione più concreta: creare strutture che non si limitino a contenere informazioni, ma che diventino parte integrante dell’esperienza del visitatore.
Un allestimento che nasce dal territorio
Un ringraziamento speciale va all’Ente Aree Protette delle Alpi Marittime per la fiducia rinnovata, agli architetti Sara Ambrosoli e Paolo Cavallo dello studio PinetS, autori del concept di base, e alla nostra progettista Daria Bergese, la cui attenzione al dettaglio è stata fondamentale per trasformare il progetto in un allestimento coerente con l’identità del Parco.
Un nuovo esempio di come la progettazione di spazi espositivi, museali e informativi possa diventare uno strumento per valorizzare e rendere accessibile la storia e l’identità di un territorio.
da Eleonora | Lug 24, 2026 | Arredamento d'Interni
Come può uno spazio adattarsi davvero alla persona che lo abiterà?
È questa la domanda da cui è nato il progetto di interior design realizzato da Saglietti Group a Bene Vagienna. Un intervento di progettazione di arredi su misura sviluppato intorno alle esigenze quotidiane del cliente con un obiettivo preciso: trasformare ogni ambiente in uno spazio semplice da vivere, funzionale e capace di favorire la massima autonomia.
In questo caso il design non è stato un esercizio estetico ma uno strumento per risolvere problemi concreti. Ogni scelta progettuale – dalle quote dei mobili ai sistemi di apertura, fino all’integrazione degli impianti – è nata dall’osservazione dei movimenti reali e dalla volontà di eliminare qualsiasi ostacolo nell’utilizzo quotidiano della casa.
Un progetto di interior design costruito intorno alle persone
Ogni intervento di progettazione su misura richiede un metodo diverso.
Prima ancora di definire materiali, colori e finiture, abbiamo studiato il modo in cui il cliente utilizzava gli ambienti, analizzando gli spazi di manovra, le distanze necessarie e i punti critici della casa.
Questa fase di ascolto ha permesso di trasformare ogni esigenza in una soluzione concreta dimostrando come la progettazione di arredi su misura non significhi semplicemente realizzare mobili personalizzati, ma costruire ambienti realmente funzionali.
La cucina: quando è il mobile ad andare incontro alla persona
I tradizionali pensili sospesi, infatti, risultano difficili da utilizzare quando rimangono fissi alla parete. Per questo abbiamo sviluppato un sistema motorizzato capace di modificare completamente il modo in cui il mobile viene utilizzato.
Durante la discesa il pensile non si limita ad abbassarsi: compie un movimento ad arco che lo porta ad avanzare di 19 centimetri verso l’utilizzatore mentre scende di 42 centimetri.
In questo modo piatti, bicchieri e utensili arrivano direttamente davanti alla persona eliminando la necessità di sporgersi oltre il piano di lavoro. L’intero sistema è stato progettato già durante il cantiere insieme agli impiantisti prevedendo passaggi dedicati ai cavi dei motori e un fianco tecnico capace di nascondere completamente la struttura meccanica, mantenendo pulita l’estetica della cucina.
Il meccanismo integra inoltre un sensore di sicurezza che arresta immediatamente il movimento in presenza di qualsiasi ostacolo.
Ogni centimetro nasce dalla progettazione
La cucina rappresenta perfettamente il nostro approccio all’interior design.
Il piano di lavoro è stato abbassato a 77 centimetri, il lavello è stato realizzato completamente su misura in acciaio inox e la cappa può essere controllata tramite telecomando.
Anche il piccolo angolo caffè è stato progettato per consentire un utilizzo frontale trasformando un gesto quotidiano in un’esperienza semplice, intuitiva e accessibile.
Non sono dettagli isolati, sono l’espressione di un metodo progettuale che parte dalle persone e arriva agli arredi.
La zona notte: ergonomia, tecnica e libertà di movimento
Lo stesso principio ha guidato la progettazione della camera.
L’armadio è stato rialzato rispetto al pavimento per consentire l’accostamento frontale mentre i sistemi saliscendi installati all’interno permettono di raggiungere facilmente gli abiti.
Anche il letto è stato progettato studiando attentamente il trasferimento dalla carrozzina. Dopo numerose verifiche, è stata individuata l’altezza ideale che permette il passaggio in completa autonomia senza la necessità di ulteriori supporti.
Dietro la continuità estetica della stanza si nascondono inoltre numerose integrazioni tecniche, come il vano insonorizzato destinato alla pompa di calore, completamente integrato nell’armadiatura.
Interior design significa progettare anche ciò che non si vede
Uno degli aspetti meno visibili ma più importanti riguarda l‘integrazione degli impianti.
Nella zona giorno il sistema elettrico è stato completamente ripensato per rendere facilmente raggiungibili tutte le prese, integrate direttamente nella scrivania attraverso top access dedicati.
Anche la ventilazione della casa è stata studiata nel dettaglio. Dietro ai cassetti inferiori della libreria è stato realizzato un sistema capace di mantenere il corretto ricambio d’aria senza compromettere l’estetica dell’arredo.
Sono interventi invisibili, ma rappresentano il valore della progettazione tecnica che accompagna ogni nostro progetto.
Quando il design migliora davvero la qualità della vita
Ogni progetto di realizzazione di arredi su misura racconta una storia diversa.
Questa ci ha insegnato che il design acquista valore solo quando riesce a semplificare la vita delle persone.
Per Saglietti Group progettare significa osservare, ascoltare e trovare soluzioni capaci di unire tecnica, estetica e funzionalità.
Perché il risultato più importante non è realizzare un mobile bello, è creare uno spazio in cui ogni gesto quotidiano diventa più fluido e intuitivo.
da Eleonora | Lug 8, 2026 | Arredamento d'Interni
Progettare spazi di dimensioni ridotte richiede molto più della semplice scelta di materiali e finiture. Ogni centimetro disponibile deve essere analizzato, verificato e trasformato in una risorsa progettuale attraverso un processo che unisce architettura d’interni, progettazione su misura e ingegnerizzazione degli arredi.
Il micro-duplex realizzato a Bergeggi rappresenta perfettamente questo approccio. In soli 40 metri quadrati distribuiti su due livelli, il progetto ha richiesto un controllo costante di ogni fase: rilievo, modellazione, progettazione esecutiva, produzione e posa.
L’obiettivo non era semplicemente arredare uno spazio, ma costruire un sistema integrato capace di trasformare i limiti geometrici dell’abitazione in opportunità progettuali.
Architettura d’interni: progettare partendo dalla geometria dello spazio
La pianta trapezoidale dell’abitazione è diventata il punto di partenza dell’intero progetto di interior design.
Invece di correggere le irregolarità, la progettazione le ha trasformate nel linguaggio compositivo dell’intervento facendo dialogare architettura e arredi attraverso volumi, tagli e geometrie perfettamente integrate. Anche il progetto cromatico nasce dalla casa stessa: le cementine esagonali esistenti definiscono la palette composta da azzurro polvere e giallo ocra, colori che ritornano nei mobili su misura creando continuità tra i due livelli.
Ingegnerizzazione della cucina su misura
Uno degli aspetti più complessi riguarda la cucina, inserita sotto una scala metallica esistente.
La presenza di tolleranze minime ha richiesto una vera attività di ingegnerizzazione dell’arredo con pannelli rifilati direttamente in cantiere per garantire un accoppiamento perfetto con la struttura. Il mobile sottoscala segue fedelmente la geometria della scala trasformando un vincolo costruttivo in un elemento distintivo del progetto. La continuità materica è affidata al marmo di Carrara, utilizzato per top, alzatine, mensole e lavabo, contribuendo a definire un linguaggio coerente in tutti gli ambienti.
Interior design e ottimizzazione degli spazi: l’armadiatura mobile
Il piano superiore rappresenta il cuore della progettazione.
L’obiettivo era ottenere due camere all’interno di uno spazio estremamente ridotto e caratterizzato da muri fuori squadra.
Per risolvere il problema è stata progettata una parete attrezzata mobile capace di svolgere contemporaneamente tre funzioni: armadio, parete divisoria, elemento di trasformazione dello spazio.
L’intero sistema ruota fino a 270° modificando completamente la configurazione degli ambienti.
Prima della realizzazione, ogni movimento è stato verificato attraverso una stampa in scala 1:1 utilizzata direttamente in cantiere per controllare gli ingombri e garantire la perfetta rotazione dell’elemento. Questo tipo di verifica rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’ingegnerizzazione progettuale, perché permette di anticipare criticità e ottimizzare la fase di posa.
Dal progetto al cantiere: quando l’ingegnerizzazione diventa qualità costruttiva
Ogni soluzione adottata nasce dalla collaborazione continua tra progettisti, ufficio tecnico e falegnameria.
L’ingegnerizzazione degli arredi non riguarda solamente la produzione ma rappresenta un metodo di lavoro che accompagna l’intero processo progettuale: rilievo preciso, modellazione esecutiva, verifiche dimensionali, prototipazione, controllo di cantiere e posa. È proprio questa integrazione tra progettazione e realizzazione che permette di ottenere risultati in cui ogni dettaglio trova una motivazione tecnica oltre che estetica.
Il micro-duplex di Bergeggi dimostra come la qualità di un progetto non dipenda dalla superficie disponibile, ma dalla capacità di trasformare ogni vincolo in opportunità. Attraverso una progettazione su misura, l’ingegnerizzazione degli arredi e un controllo rigoroso del cantiere, anche quaranta metri quadrati possono diventare un esempio di architettura d’interni capace di coniugare funzionalità, precisione e identità.
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